Buone speranze in un Congo in cerca di pace (2011)

Come sapete due anni fa avevamo recuperato una cinquantina di bambini soli e abbandonati dopo che i ribelli ugandesi avevano ucciso più di duemila persone e sequestrato seicento bambini, portati poi nelle savane e mai più rivisti.

Questo era successo nella zona a un centinaio di chilometri a nord della nostra missione di Dondi. In questo tempo abbiamo fatto loro da genitori e dopo un anno siamo stati in grado di riconsegnare una ventina di questi bambini ai loro parenti, rispuntati dalle savane, dove si erano nascosti, dopo parecchi mesi, quando un po’ di calma si era ristabilita. Gli altri trenta sono ancora con noi, sono ormai a tutti gli effetti i nostri figli: le suore sono le mamme e noi Padri i loro papà.

A Febbraio quest’anno sono dovuto tornare in quella zona d’urgenza: i ribelli ugandesi erano riapparsi uccidendo una sessantina di persone e rastrellando ancora una trentina di bambini. Questa volta però quasi tutti sono riusciti a scappare e a salvarsi. Tra loro anche tre fratelli che, ritornando alla nostra missione, abbiamo portato con noi, aumentando così ancora la nostra famiglia.

Il perché è tragicamente semplice. Ai primi dell’anno alle due di notte (è a quell’ora che attaccano di solito) quattro ribelli hanno sfondato la porta della loro capanna, hanno puntato i fucili contro il loro padre comandandogli di consegnare i suoi tre figli. Evidentemente il padre ha cercato di difenderli ed è stato ucciso senza pietà. Dopo aver ferito gravemente anche la madre, hanno obbligato i bambini a seguirli. Fortunatamente, come ho detto, dopo un mese sono riusciti a scappare e a ritrovare la mamma che era ancora in ospedale, così tornando alla nostra missione li abbiamo portati con noi, con la loro mamma, sperando che possa un giorno tornare a camminare.

Abbiamo in cantiere tanti lavori lì in missione: la Scuola di informatica, vogliamo offrire un futuro a questi giovani, vogliamo che anche loro abbiano qualcosa da dire e fare per il futuro del loro paese; la Scuola di infermieri-veterinari; costruire una piccola centrale per l’elettricità (per far funzionare il tutto sto procurando tutto il necessario in questi giorni, se la provvidenza mi darà una buona mano); e anche una Scuola di falegnameria e di meccanica.

Ma il nostro cuore e interesse primario è per questi 30 ragazzi che vivono con noi e che vi chiediamo di aiutarci a mantenere a crescere. Vogliamo preparare loro un avvenire sereno, lo meritano dopo tutto quello che hanno passato e perso. Dobbiamo riuscire a cancellare dai loro occhi le immagini dei terribili momenti che hanno vissuto.

E aggiungiamoci anche una preghiera per la pace: il futuro e il progresso passano solo da lì. E purtroppo non solo per il Congo…

Un abbraccio fortissimo a tutti

Padre Egidio