Adottiamo una sorgente in Congo (2005)

Poco prima di ritornare in Italia, abbiamo fatto una riunione e da questa è uscita all’unanimità l’urgenza del lavoro di rendere potabili le sorgenti d’acqua. Noi siamo in zona di foresta e nelle bassure ci sono di frequente delle sorgenti d’acqua e la gente va lì a prenderla per bere e lavarsi. L’acqua da noi c’è, ma il problema è che fiumi, fiumiciattoli, rigagnoli e sorgenti, sono tutti infetti (pieni di bacilli) e se hai una ferita in un piede, non metterlo nell’acqua perché il rischio che attraverso la ferita ti entri nel sangue ameba, ascaris, anchilostomi o altro, è altissima. Noi l’acqua della sorgente siamo obbligati a bollirla e filtrarla ogni volta. Anche così, ogni sei mesi siamo obbligati a fare una cura contro i vermi intestinali. Una bella insalata del nostro orto, prima di mangiarla dobbiamo lasciarla almeno mezz’ora nell’amuchina per disinfettarla. L’altro Padre non la mangia più da tempo: ha già preso l’ameba e la bilharzia due volte e ne ha abbastanza di mal di fegato. Quest’anno la stagione secca è durata due mesi più a lungo: tante sorgenti sono diventate povere; soprattutto (date le tante persone che andavano ad attingere con i loro bidoni, padelle e catini) estremamente fangose e sporche. Noi abbiamo già bonificato due sorgenti attorno alla missione: alla fine venivano tutti lì per avere l’acqua da bere. Tante mamme facevano tre, cinque e più chilometri con il loro bidone di 25 litri in testa.

E così nella riunione mi hanno incaricato di cercare i fondi per mettere in ordine il maggior numero di sorgenti, una per ogni quartiere e una per ogni villaggio. La gente è già pronta a preparare pietre, sabbia e a scavare. Restano le cose che costano: cemento, ferro, lamiere, tubi e disinfettante: così si potrà avere una fontana potabile periodicamente pulita e disinfettata. Il problema base è questo: noi abbiamo adesso un ospedale che funziona bene; possiamo curare soprattutto i tanti bambini che hanno quelle belle pance grosse (perché sono piene di vermi). Ma se poi i bambini una volta curati tornano a bere la solita acqua, ben presto saranno al punto di partenza. E sono questi vermi (dolorosi, parlo per esperienza perché quando sono tanti si fanno sentire) che li indeboliscono e li rendono anemici. E così arriviamo all’altissima percentuale di bambini che muoiono prima di arrivare ai cinque anni (due su cinque) perché, essendo così deboli e anemici, una malaria un po’ forte se li porta via; una epidemia di vaiolo e di meningite in un attimo fa strage nei villaggi. Mi è capitato ancora di benedire sei bambini morti in un solo giorno.

Così com’è morta Elisa, una bambina di sei anni. In realtà si chiamava Chantal ma io la chiamavo sempre Elisa e quello era il suo nome quando ogni giorno veniva col gruppo di altri sette o otto bambini a “lavorare”, a far qualcosa. Come paga “esigevano” una caramella e se ne andavano (se ne vanno, visto che i suoi amici lo fanno ancora) contenti. Elisa parlava poco, ma pur magra come un chiodo lavorava davvero tanto (per questo le avevo dato anche dei vestiti). Una mattina era lì come al solito, s’è data da fare ed è ripartita con gli altri. A mezzogiorno mi hanno detto che stava male; sono andato a vederla nel pomeriggio, è riuscita ancora a riconoscermi e a sorridermi quando l’ho chiamata, ma ho visto subito che era gravissima. Nel nostro ospedale le hanno fatto flebo di chinino, ma la mattina dopo la malaria cerebrale se l’era portata via. Il suo fisico non aveva potuto opporre nessuna resistenza.

Così come l’altra bambina di dieci anni: la mattina era nel suo villaggio a giocare e di colpo la meningite l’ha presa. L’hanno portata in bicicletta in fretta all’ospedale. Noi, con i ragazzi, eravamo andati su quella strada a lavare la macchina e quando li abbiamo visti arrivare, abbiamo piantato lì tutto per portarla in fretta in ospedale. Quando siamo arrivati suo papà mi ha passato in braccio la bambina per scendere dalla macchina e lì ho capito subito che non ci sarebbe stato niente da fare; la meningite aveva già reso la bambina rigida e arcuata. In quel villaggio in una settimana sono morti sei bambini.

Io sono sempre stato contrario all’adozione di un solo bambino, perché è impossibile sceglierne uno fra tanti, tutti nella stessa condizione; e poi favorirne uno non risolve nessun problema. Ma ho sempre caldeggiato l’adozione di una scuola, di un progetto, di una realizzazione che serva a tutti, che cambi e dia speranza ad un ambiente. Ecco, quello di adottare una sorgente penso sia una cosa molto bella: così si aiuterebbero davvero tante persone, tanti bambini e per un lungo tempo. Sono una trentina le sorgenti che sono necessarie, per i quartieri di Dondi e di Ganosa (questi sono i nostri vicini, un centro grosso che ci hanno pregato di non dimenticarli) e per i vari villaggi intorno a noi. I lavori sono più o meno impegnativi a seconda del posto, della sistemazione e dell’accesso alla sorgente, del lavoro per evacuare l’acqua, ma si pensa che mediamente la spesa potrebbe essere sui 400 Euro a sorgente. Vedo che è una cifra grossa. Così come è grosso il servizio che la sorgente farebbe. Magari dei gruppi familiari si possono mettere assieme e farla in ricordo di un loro caro: sarebbe il nome che daremmo alla sorgente adottata. Un bel ricordo, un bell’aiuto.

Grazie.

Padre Egidio